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Stilo  
Altezza s.l.m. 400 m. Abitanti 3139
Municipio Tel.(0964) 775031
         
 
Cenni Storici
Le origini di Stilo sono collegate alla distruzione di Caulonia operata da Dionigio di Siracusa. Crebbe rapidamente d'importanza tanto che dal X secolo divenne il centro bizantino più rilevante della Calabria meridionale. Rimane memorabile la sua resistenza ai Normanni e la tenace fedeltà agli Angioini che ne fecero uno dei castelli più importanti della regione. Con i suoi casali di Guardavalle, Camini, Stignano, Riace e Pazzano rimase nel demanio regio anche al tempo degli Aragonesi. Fu danneggiato dal terremoto del 1783. Al tempo della Repubblica Partenopea il generale Championnet, incaricato di procedere all'ordinamento amministrativo dello Stato, considerava Stilo comune del cantone di Satriano. I francesi per la legge del 1807 ne facevano un capoluogo di Governo comprendente i luoghi di Pazzano, Campoli, Placanica, Stignano, Camini, Riace e Bivongi. Per il riordino, effettuato per decreto il 4 maggio 1811 istituito dai comuni, Stilo veniva posto a capo di un circondario (istituito per lo stesso decreto con giurisdizione) sui comuni di Pazzano, Placanica, Stignano, Camini, Riace e Bivongi e Monasterace. Per l'ordinamento dato dal Barbone per legge 1° maggio 1811 il comune di Placanica passava nel circondario di Castelvetere.

Luoghi da visitare
Stilo offre al turista/visitatore la possibilità di godersi suggestive e simpatiche zone di indiscusso valore paesaggistico, storico e artistico. Il paese presenta, infatti, una parte monumentale e un'architettura religiosa molto interessanti da ammirare nelle sue molteplici e infinite bellezze. Monumento massimo della città è la Cattolica, una tra le chiese bizantine meglio conservate e più eleganti fra quelle ancora esistenti. Ancora, ben conservato si mantiene il Duomo (XIII-XIV sec.)con notevole portale gotico e curiosi, minuscoli bassorilievi romani e medievali inseriti nella facciata. Del periodo barocco è, opoi, la fontana dei Delfini.

Artigianato
A Stilo la presenza di industrie è stata di quelle siderurgiche risalenti al XVII - XIX° secolo, grazie alla presenza sul posto, nel territorio circostante, della materia prima in special modo ferro e rame che hanno fatto della cittadina Stilese insieme ai comuni di Bivongi, Pazzano, Serra San Bruno e Mongiana uno dei più importanti centri siderurgici e metallurigici dell'intera penisola. Di tutto quel fasto oggi non è rimasto nulla, saltuariamente è ripresa la forgia per la lavorazione del ferro. Sono battuti a richiesta, cancelli e balconate, con richiami ai documenti del genere e con lo spirito rivolto al tempo delle Reali Ferriere del territorio di Stilo. È garantita la pregevolezza del lavoro. A Stilo anche l'artigianato è una tradizione. E, prima di ogni cosa, sfogo dell'estro creativo di tutto un popolo abituato sempre ad esprimersi in assoluta libertà e di essere sè stesso. È tradizione antica l'artigianato artistico del legno, per la ricchezza della materia prima fornita dai boschi vicini e la bravura degli esecutori nell'intagliarlo. Molti lavori artistici degli antichi artigiani si conservano nelle case e nelle chiese del paese mentre, quelli di oggi sono capaci di creare, con altrettanta abilità, mobili ad intarsio e oggetti vari. Lavorando il legno c'è chi riesce nientemeno che a riprodurre con dovizia di particolari, ma in forme ovviamente rimpicciolite, le opere d'arte dell'architettura del luogo. Mentre lavorano sull'uscio di casa, capita spesso di notare donne che, con l'utilizzo di pochi fili policromi riescono a tirare fuori autentici capolavori. Ricamando o tessendo danno l'impressione di sapere ormai a memoria tutti i movimenti per completare un pezzo dopo l'altro, in modo originale e fantasioso. La produzione è ricca: "pezzare" fatte con brandelli di stoffe, annodati e tessuti; coperte, tendaggi e lenzuola ricamati; tovaglie intagliate. Si tesse ancora la lana ed Il cotone, il lino e la seta. Una volta si utilizzava pure la ginestra da cui si ricavava un filato speciale per l'uso al telaio, dopo una laboriosa preparazione lungo le acque della fiumara. E poi, alla fine, si colorava il filato ricavato, secondo cosa si doveva tessere, con sostanze molto naturali: orina di vacca, buccia di castagna o corteccia di melograno. è passato del tutto ai ricordi l'artigianato della pietra. A Stilo venne lavorata per ultimo, dallo scalpellino Drago. La sua produzione era costituita da mensole, portali, mausolei e altri vari pezzi pregiati di una precisione spettacolare. È lo stesso che scolpì il piedistallo granitico della statua in bronzo del filosofo conterraneo Campanella. Il visitatore avrà la gradita sorpresa di conoscere intagliatori e tessitrici. Dalle mani di questi artisti , usciranno come per magia ,utensili da cucina intagliati con motivi della tradizione.

Manifestazioni tradizionali
Caratteristiche e suggestive sono le processioni della settimana Santa, che mantengono vive le tradizioni del passato. Gennaio Fiera dell'Epifania. Febbraio Carnevale Stilese e degustazione dei prodotti tipici. Pasqua: Benedizione delle "gucciadate" e processione votiva delle croci. Processione dell'Addolorata e Tre ore di Agonia. Processione del "Monumento" e del Cristo Morto. La "Confronta". Aprile - Processione del Monumento e delle Gucciadate - Festa San Giorgio, Patrono di Stilo. 1 giugno Infiorata del Corpus Domini. Giugno Antica Fiera della "RIBUSA", dal 1600 mercato dell'artigianato e prodotti tipici, Stilo piazza San Francesco. Giugno Antica Fiera di San Giovanni e festa del Santo Mietitore. Si rievoca l'atto della mietitura, anzi, il miracolo che il Monaco Basiliano, figlio del Conte di Cursano, antico e sperduto casale di Stilo, operò con prodigio nelle contrade del paese Agosto Festa di S. Rocco. 8 dicembre festa dell'Immacolata.

Gastronomia
La cucina tipica stilese è, come quella dell'intera Calabria, assai robusta. Per i sapori e l'ottima qualità. Domina la carne nella lista delle pietanze tipiche; soprattutto quella di maiale, che si presta a tantissimi usi. Dalla carne di maiale si ricavano insaccati unici "per il palato e per la vista". Si chiamino "soppressate" o "capicolli", sono indispensabili in ogni antipasto. Altre prelibatezze completano il piatto d'inizio: i carciofini spinosi sott'olio, le saporite olive "cumbitè" o in salamoia, i profumatissimi pomodori secchi insaporiti con un'infinità di aromi vegetali, le olive schiacciate e, infine, qualche pezzo di piccante e candido pecorino. Si potrebbe dire che dopo già tanto, il pranzo è completo o che sazietà è raggiunta. Ma ancora la cucina caratteristica offre piatti sempre più sostanziosi, e si è solo all'inizio. Tra le paste, la più richiesta è quella "fatta in casa", filata ancora secondo l'uso antico, con il "ferro", giunco sottilissimo, e condita a gradimento con sughi dai sapori forti e particolari. Può essere un ragù alla carne di capra o una salsa con le melanzane ripiene, è assicurata in ogni caso la squisitezza. I secondi piatti sono costituiti da selvaggina, carne "minuta" (capretto, agnello, ecc.) e salsicce cotte al carbone o in intigoli al pomodoro fresco. Si prega di non dimenticare il peperoncino. In alcuni periodi è possibile degustare cibi particolari, come la pasta con i ceci nel giorno di San Giuseppe, "Zzippole" e "laci" la vigilia del Natale e Capodanno; le peperonate gustosissime e i dolci. La dolciaria si caratterizza per l'uso di miele, mandorle, noci e "passuli", l'uva zibibbo essiccata al sole, ingredienti costanti delle "cose" di Natale. Cambia solamente la forma e la denominazione:"pitte di San Martino, mastazzola, nzulli". A stento c'è qualcuno che ricorda ancora il profumo emanato dal dolce più caratteristico di Stilo, ma che non si riesce più a preparare come una volta: "i piparelli". Del periodo pasquale sono "i cuzzupi", piccoli pani dolci a forma prevalente di panieri, pesci o cuori, in mezzo ai quali si mettono le uova, e che una volta si regalavano ai fanciulli. Con i fichi secchi, riempiti di mandorle o noci, si preparano soavi "crocette" o si intrecciano speciali "schiocche", profumante con semi di anice - come nel periodo ellenico -, o con essenze miste di chiodi di garofano e cannella.



Vi si arriva lasciando la SS 106 e imboccando la SS 110 da Monasterace Marina e proseguendo per 14 Km.




 

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