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Stignano |
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| Altezza
s.l.m. 343 m. |
Abitanti
1700 |
| Municipio
Tel.(0964) 772004 |
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Cenni Storici
Le sue più antiche vicende sono legate a quelle dell'antica e nobile
e gloriosa Contea di Stilo, una confederazioni di Casali, ognuno
con propria autonomia, con un proprio parlamento con proprie leggi.
Sicuramente, per via di questo legame, la storia di Stignano s'intreccia
anzi si inabissa nei tempi più remoti e precisamente a quelli immediatamente
successivi alla distruzione della postazione magnogreca di Kaulonia
anche se la caratteristica principale del paese è la tipologia medioevale.
La ricerca etimologica sul termine "Stignano" lascia aperti ancora
confini della storia civica secondo alcuni studiosi il nome deriverebbe
da un radic. greco stenòs, luogo angusto, stretto, mentre secondo
uno studio più consolidato si tratterebbe di un nome preso dalla
cittadina dal termine latino Stenianum che indicherebbe "possesso
o villa di uno Stenus, o Stenius"?). Rimane, comunque, ancora aperto
il campo dello studio, direttamente sul territorio, atto ad accertare
l'origine propria del Centro del versante jonico delle Serre che,
di certo, si fonda su uno sperone di conglomerato miocenico e, quindi,
sito formatosi geologicamcntc, nel secondo periodo dell'era terziaria
o cenozoica. La vera storia di Stignano è comunque legata alle vicende
del Regio Demanio di Stilo e della sua Universitas comprendente
diverse comunità limitrofe sotto l'orma di Casali. Stignano, quindi,
fu Casale di Stilo fino al 1811, fino a quando cioè venne eretto
a Comune autonomo sotto l'ordinamento amministrativo francese al
tempo di re Gioacchino Murat, il maresciallo di Francia, cognato
di Napoleone per averne sposato la sorella Carolina, divenuto re
di Napoli quando seppe dimostrare alle popolazioni del Regno di
sapere e volere abbattere il sistema oppressivo spagnolo attuando
una politica di vere e proprie riforme tra cui, appunto, la restituzione
dell'autonomia ai Comuni per diversi secoli sotto la giurisdizione
di Contee o Feudi. 
Luoghi da Visitare
La cittadina dispone di numerosi monumenti e chiese che la rendono
irresistibile dal punto di vista culturale, storico ed architettonico.
L'esempio più lampante è la Villa Caristo, palazzo in due piani,
unico gioiello esistente in Calabria dell'architettura settecentesca.
Il Castello Feudale Palazzi Nobiliari; La Villa Caristo; La Torre
di S. Fili; Casa Campanella Monumento a Tommaso Campanella; La parrocchia
Annunciazione di Maria Santisssima; Parrocchia Maria Madre della
Chiesa; Il Convento di Sant'Antonio; Il Convento di San Francesco
da Paola; La Chiesa di Santa Maria; La Chiesa di San Rocco.
Artigianato
L'economia del paese si impernia essenzialmente sull'agricoltura,
sulla coltivazione dell'ulivo, della vite e sui seminativi a grano
duro per la massima parte della parte dell'area rurale non irrigua;
nella rimanente parte, nella zona di pianura, sono presenti gli
agrumi, con qualche modesta attività ortiva. Mezzo secolo fa, circa
si coltivava attivamente il gelso bianco, le cui foglie erano utilizzate
per l'allevamento del baco da seta; parecchia manodopera femminile
si dedicava conseguentemente alla produzioen del filato da seta
e dalla sua tessitura sui telai manuali. Assente risulta l'allevamento
zootecnico, presente invece in modesta entità quello ovino e caprino.L'artigianato,
quasi tutto in mano agli uomini, vantava particolarmente la presenza
di capi mastri scalpellini, come da frase storica "Stignano, dove
nasce la pietra da mola per grano e olio", falegnami, calzolai,
cestai. A testimonianza si possono osservare tutt'ora stupendi portali,
stemmi, freggi, scalinate, davanzali in pietra lavorata, portoni
e finestre in legno intarsiato. Altra grande attività, consisteva
nella lavorazione della ceramica grezza, con la produzione di mattonelle,
tegole (o "ciaramide"), condotte d'acqua ecc.
Manifestazioni tradizionali
Il patrono, San Raffaele Arcangelo, è festeggiato nelle giornate
del 23-24 ottobre con una solenne Santa Messa a cui segue la processione
per le vie del paese. I cittadini del paese in questi giorni si
riversano nella piazza principale dove vi è allestita la fiera.
L'ultima sera i festeggiamenti si concludono con manifestazioni
musicali. Una delle feste più sentite e partecipate è quella che
si svolge nei giorni 11-12 e 13 giugno, in onore di Sant'Antonio.
Nella prima serata vi è il raduno dei cori parrocchiali, giorno
dodici sono solitamente i giovani di Stignano ad animare la serata
con scenette, recite,canti, ecc. La festa vera e propria si svolge
giorno tredici. I festeggiamenti hanno inizio al mattino con solenne
Santa Messa a cui segue una lunga processione per le vie del paese
a seguito della quale la statua del Santo viene portata nella chiesa
dell'Annunciazione per poi essere riportata nel tardo pomeriggio
al convento a lui dedicato. La serata si conclude con spettacolari
fuochi pirotecnici e spettacolo musicale. Durante il periodo estivo
Stignano intrattiene i suoi cittadini e i turisti con varie sagre
e due feste religiose: San Rocco che si celebra il 16 agosto e Maria
Madre della Chiesa che si celebra la seconda domenica di Agosto
e si venera nella parrocchia omonima in Stignano Mare.
Gastronomia
I piatti che troviamo sulle tavole di Stignano sono caratterizzati
dall'uso frequente di peperoncino, olio di oliva e pomodoro fresco.
- Antipasti
- Nei ricchi e abbondanti antipasti troviamo le "zippuli" (zeppole)
preparate con farina, latte, sale, lievito di birra e alici; "laci"
(dolci salati) preparati con farina, vino, lievito e sale; la "frisa"
(pane biscottato) condita con origano, olio, sale e pomodoro; la
"supprizzata" (salame);"livi cumbitè" (olive verdi nostrane) preparati
con acqua e sale; il "formaggiu pecurinu" (formaggio pecorino);
le "malangiani sutt'oghiu" (melanzane sott'olio) arricchite con
peperoncino piccante, spicchi d'aglio, sale, aceto, foglie di basilico
e olio di oliva; "cucuzzedi spinusi"(carciofini selvatici).
- Primi Piatti
- Nei primi spicca la pasta: "pasta e casa cu sugu e crapa" (pasta
fatta in casa con carne di capra cucinata nella salsa di pomodoro);
"pasta e fagiola" (pasta e fagioli); "pasta chi vrocculi" (pasta
e broccoli); "pasta ca ricotta" (pasta e ricotta); "pasta e casa
cu pruppetti e carna tritata;" (pasta fatta in casa con polpette
e ragù);"favi ca frittola" (fave fresche con la cotenna).
- Secondi Piatti
- Nei secondi piatti, si possono gustare delle ottime fritture a base,
soprattutto, di pesce. Spicca l'immancabile "baccalà frijutu chi
pumadora i resta" (baccalà fritto con pomodorini); le "alici e sardi
chini" (acciughe e sardine ripiene); i "cacioffuli, pipi, malangiani,
pumadora chini" (carciofi, peperoni, melanzane, pomodori ripieni);
"gadina n'to brodui" (gallina in brodo) "spiedini 'a calabrisi";
il "crapettu o furnu chi patati" (capretto al forno con patate);
lo "stoccu chi patati" (stoccafisso con patate); le "pruppetti i
mulangiani o i carni" (polpette di melanzane o di carne); il "u
pruppettuni"(polpettone di carne ripieno di uova sode, mozzarella,
piselli, prosciutto); "pittelle chi juri i cuccuzza" (frittelle
con fiori di zucca) e numerose frittate tra le quali spicca quella
di asparagi.
- Dolci
- I dolci tipici dei periodi festivi sono la "n'guta" (biscotto con
soprastante uovo sodo); i "pizzi" (biscotti ripieni di noci, mandorle,
nocciole, cannella, garofano, uva passa e caffè); lo "stomaticu"
(biscotti con mandorle); "pana cu jiuri e maiu" (pane impastato
con fiori di sambuco).
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